Le donne applicano già la moratoria
Ci fu un tempo in cui morire di aborto era possibile e frequente, nell’illegalità, nella clandestinità e nella quasi generale condanna civile e morale della società, un po’ perbene e un po’ perbenista. Poi venne il CISA, la disobbedienza civile, il femminismo e un referendum che non si tenne, perché il Parlamento legiferò emanando la famosa legge n. 194 del maggio 1978. Chiunque abbia conosciuto la storia tragica e cruenta di quegli anni sa quanto fosse caratterizzata da mammane, ferri da calza, “tavoli operatori” in cucina e da pratiche quasi stregonesche, tutto affrontato pur di “liberarsi” da un peso che, per motivi spesso inenarrabili, alcune donne non avrebbero potuto sostenere fino in fondo. Era così che quei tavoli si arrossavano del sangue delle gravide disperate e dei feti, l’età dei quali era tenuta in minor conto possibile. Finalmente la depenalizzazione dell’aborto mise fine a quella macelleria disumana che, in molti casi, conduceva le donne, già martoriate, nella cella di una prigione o, troppo frequentemente, in quella di un obitorio.
Sembra uno spicchio di storia dell’Italia di qualche secolo fa, mentre invece il dramma dell’aborto illegale è ancora parte del vissuto di molte donne in età fertile prima del 1978. Quell’Italia pre-settantottina non esiste più poiché, nonostante i ritardi culturali rispetto al resto dell’occidente, si è comunque emancipata, grazie alla diffusione dei metodi di prevenzione e contraccezione che seguì pari passo l’applicazione della 194. Questa, in estrema sintesi, la cronaca senza nomi, date e senza racconto di tante vicende avvenute prima e dopo che l’interruzione della gravidanza divenisse legale anche in Italia. Indubbiamente la legge è una di quelle definibili “all’italiana”, per tutta una serie di incongruenze, inapplicazioni e ipocrisie rimaste inalterate in questi trent’anni di operatività ma, nondimeno, ha il merito di aver contribuito a far crollare non soltanto il numero degli aborti clandestini ma, di anno in anno, anche il trend di quelli ammessi dallo Stato.
Infatti il fenomeno del ricorso all’ivg sembra riguardare più le donne culturalmente e socialmente svantaggiate, come le immigrate o le donne di un certo sud povero e degradato, penalizzate da una bassa scolarizzazione e isolate dentro un tessuto sociale che le esclude da ogni tipo di emancipazione. Ma questo gap socio-culturale non è rilevabile solo in Italia, perché i dati a livello mondiale denunciano all’incirca la stessa realtà: gli aborti diminuiscono nell’occidente sviluppato e sono più numerosi e altamente a rischio, per le gestanti, laddove c’è emarginazione e sottosviluppo. Ed è per questo che Giuliano Ferrara, allo stesso modo del suo amico Pannella, ci ha lasciati molto perplessi con la sua proposta di moratoria contro l’aborto.Già con la moratoria contro la pena di morte abbiamo subìto il supplizio di una serie infinita di passerelle massmediatiche di uomini di governo e loro alleati, che fingevano di gioire di un risultato scontato, inutile se non addirittura dannoso; è noto a tutte le organizzazioni che si occupano di pena di morte che, pur senza risoluzioni ONU, da anni il ricorso alla pena capitale è in fase decrescente e il numero degli stati abolizionisti continua ad aumentare. Persino la Cina (speriamo non in modo solo strumentale) comincia a parlare di “maggiori garanzie” per i condannati a morte. Esiste un’umanità evoluta, col suo crescente rispetto per ogni forma di vita, che non sente il bisogno di nessun tipo di moratoria; mentre c’è un’altra parte del mondo, oppressa dalle dittature e dalla fame, che ancora non conosce neppure il rispetto per la propria di vita.
Tornando alla 194 ciò che auspichiamo è che non venga rivista e, nonostante i suoi limiti e difetti, continui a vigere; ai Ferrara chiediamo di dare ascolto a donne intelligenti e arrabbiate come questa che, per aver scelto la maternità, si scontrano con la totale assenza di politiche sociali a sostegno delle mamme che lavorano.Le madri delle giovani donne del duemila vivevano con dolore, ma anche come una conquista di un diritto all’autodeterminazione, il ricorrere alla legge abortiva; le loro figlie, al contrario, non sono convinte che il feto di cui sono genitrici si possa sacrificare, se non per gravi motivi di salute. La legge però è importante per tutte quelle donne che non conoscono alternative all’aborto e che, come sappiamo, sono fortunatamente sempre di meno.
Affidare la legge a questa classe politica è pericoloso e, benché troviamo arcaica e ideologica la parte di essa dove all’art. 5 recita: “… di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta… “ (frase che ha causato l’autocondanna alla solitudine della donna e ha sancito per legge l’inutilità della figura genitoriale maschile!), per non correre rischi crediamo sia meglio lasciare il testo attuale com’è, confidando sul buonsenso delle donne.







Ciao Perla.
Il guaio è che più leggo, meno capisco. Ma ti sono grata per aver scritto un post equilibrato. Che sono cattolica ormai credo lo sappiano anche i muri. Non eliminerei la 194, ma desidererei almeno che il sostegno picologico di cui parla la legge venisse garantito. E soprattutto mi piacerebbe meno lavaggio del cervello ideologico di femministe stagionate e non (ah! è un diritto della donna! l’autodeterminazione! io sono mia!)
Commento di Daisy Miller | 7 Gennaio 2008
Ciao Perla.
Il guaio è che più leggo, meno capisco. Ma ti sono grata per aver scritto un post equilibrato. Che sono cattolica ormai credo lo sappiano anche i muri. Non eliminerei la 194, ma desidererei almeno che il sostegno picologico di cui parla la legge venisse garantito. E soprattutto mi piacerebbe meno lavaggio del cervello ideologico di femministe stagionate e non (ah! è un diritto della donna! l’autodeterminazione! io sono mia!)
Commento di Daisy Miller | 7 Gennaio 2008
Cara Perla, devo cambiare il link!
L’hai scritto in fondo al post, consentiamo anche gli uomini di applicare la moratoria. Si può e si deve farlo.
un abbraccio, Paolo
Commento di Paolo | 7 Gennaio 2008
In effetti ora capisco meglio (e ti ringrazio della lusinghiera citazione). Forse non facciamo parte della metà del mondo che non ha rispetto per la propria vita, ma certamente prima di toccare la legge 194 – che ci impedisce di scivolare nuovamente in quel baratro clandestino che bene racconti – c’è molto altro da toccare, ne convengo; a partire dalle leggi sulla tutela della maternità che come s’è capito io giudico del tutto insufficienti.
E con questo entri di diritto nel mio blogroll!
CJ
Commento di Calamity Jane | 7 Gennaio 2008
Ciao carissima Daisy!
Concordo con te e con Calamity Jane.
A volte il meglio è nemico del bene, perciò si lascino la legge com’è e ci si preoccupi piuttosto di non costringere più i genitori a trovarsi di fronte a scelte tanto dolorose.
Perla
Commento di Admin | 7 Gennaio 2008
Ciao Paolo! -))
L’errore più grande che hanno commesso le femministe e del quale si pagheranno le conseguenze ancora a lungo è stato quello di imporre un modello “monogenitoriale” che nella 194 è orribilmente sancito.
Per me, caro Paolo, la moratoria è nei dati che documentano la flessione del ricorso all’ivg.
Un grande abbraccio
Perla
Commento di Admin | 7 Gennaio 2008
CJ, non dubitavo affatto che avresti compreso cosa intendevo.:-)
Grazie per il tuo post che in fondo mi ha spinta a scrivere il mio!
Un abbraccio
Perla
Commento di Admin | 7 Gennaio 2008
Dalla mancanza di soldi per una vita decente e per le forme di sostegno alla famiglia nasce un dibattito etico sulla 194 che non ha nessun senso. Si tirano in ballo principi come l’amore per la vita che da certe parti vengono ideologicamente branditi come una scure, senza alcuna delicatezza. Il giochetto moratoria è una squallida leva intellettuale. Chi non vi si presta è automaticamente nichilista. Che noia.
Mi sa che Giulianone si sia prestato a questa cosa per una mera questione di visibilità ed alleanze(fosse la prima volta) e lo abbia fatto anche nel momento sbagliato.
Commento di Zagazig | 8 Gennaio 2008
Forse in Italia gli aborti sono diminuiti, non ho i dati, ma da me si discute proprio sul fatto che non diminuiscono, e anzi, sono diventati un metodo anticoncezionale molto diffuso.
A me pare che Ferrara abbia fatto bene ad aprire il dibattito, anche se non si cambierà la legge. La sua é una provocazione che vuole fare riflettere.
I tempi sono diversi rispetto agli anni in cui fu fatta la legge e, a distanza,si possono considerare sia i vantaggi che le conseguenze.
Discuterne, secondo me, fa bene.
Per esempio é bene che sia emerso il fatto che la famiglia, le madri, abbiano scarsissimi sostegni e anche poca considerazione se scelgono di stare a casa ad allevarli.
Che le sinistre avevano scoraggiato la maternità perché volevano schiere di operaie manipolabili e sindacalizzabili.
Che fino a pochi anni fa chi pagava il prezzo piu’ alto erano sempre le donne con figli. Anzi, anche adesso.
Personalmente, oggi non so piu’ come giudicare quella legge. Vero che ha evitato mammane e tragedie clandestine, ma nel lungo periodo ha comunque deviato il destino di migliaia di persone. In bene o in male…? Chissà…
A volte si considerano solo i casi limite, Quelli di donne che non avevano veramente altra scelta, quando la maggioranza é composta di storie banali….
Hai fatto bene, cara Perla, ad affrontare il tema. Non é facile e lo hai fatto in maniera saggia.
Abbraccione,
Lontana
Commento di Lontana | 8 Gennaio 2008
Ciao Zag!
Ferrara crede fermamente in quello che dice, la sua non è tattica politica, non condurrebbe campagne continue su argomenti di bioetica come fa da anni.
Peccato anche per il tono salvifico che usa.
Benvenuto su WP! Posso contare sul cambio del link nel tuo blogroll?
Bacio
Perla
Commento di Admin | 8 Gennaio 2008
ah non ha NESSUN SENSO? il problema è come ATTUARE nella pratica una simile iniziativa…. ma far propendere CHI è IN BILICO verso la maternità più che l’aborto, non mi pare UN’INTENZIONE SPREGEVOLE.
la donna VUOLE ABORTIRE o solo non sa come fare a tirare avanti? perchè nel secondo caso la cosidetta scelta diventa un obbligo.
alla faccia di chi si riempie la bocca con “sociale, sociale, sociale…”
Il problema è come farlo SENZA fare processi a chi si trova in quel bivio,
ciao perla
Commento di Gabbiano | 8 Gennaio 2008
Buongiorno Lontana!
I dati della flessione degli aborti nei Paesi sviluppati sono dell’Oms, li ho linkati ma li trovi ovunque. Purtroppo quei dati dicono pure che le donne che più ricorrono all’ivg appartengono al terzo mondo, un “terzo mondo” che è presente anche in certe zone d’Italia.
Non dibito che nel tuo Canada il fenomeno sia come lo descrivi tu, leggendoti abbiamo imparato quanto quella popolazione viva in una contraddizione continua.
Parlare di questo tema senza fondamentalismi laico-religiosi è sempre un’ottima cosa ma, secondo me, lo stato ha già fatto più di quanto non gli competesse per questo gravissimo problema.
Come fidarsi poi dell’attuale classe politica? Immagini cosa non succederebbe in quelle aule parlamentari?
Ti abbraccio e a presto!
Perla
Commento di Admin | 8 Gennaio 2008
Lonti alla fin fine l’unica richiesta concreta è stata di spostare di due settimane all’indietro il limite temporale per l’aborto…
Perluzza Ferrara è fumoso. Dicano cose concrete.
Commento di Zagazig | 8 Gennaio 2008
Ciao Gabbiano!
Io credo nella responsabilità individuale e non amo molto l’istituzionalizzazione del volontariato, specie se il rischio è che si trasformi in un indotto della legge sull’ivg. Il mio parere è che i sostegni psicologici si dovrebbero offrire e non imporre per legge.
Sai Gabbiano, quello che mi inquieta è come si dia per scontata la solitudine della donna nel momento della scelta drammatica e che, per la legge, chiunque possa decidere sul futuro del bambino tranne che il padre.
Un abbraccio
Perla
Commento di Admin | 8 Gennaio 2008
Cara Perla, permittimi visto che giustamente insisti!
Perché sarebbe un rischio da non correre, il coinvolgimento del padre?
Da me ho fatto proposte concrete (una scaletta d’azione), e voglio vedere con quale motivazione possono essere rifiutate.
Il bene del bambino della madre e del padre devono poter convergere, e la legge sia di indirizzo in tal senso.
un abbraccio Paolo
Commento di Paolo | 8 Gennaio 2008
Sì Paolo, verrò a leggere.
Credo che i padri abbiano pagato e stiano pagando
per il loro non essersi travestiti da mammi già trent’anni fa! Gli uomini delle ultime generazioni lo fanno, è l’unico ruolo che gli viene concesso.
Sto esagerando ma quello di pretendere dai padri di sentire e di agire come fossero madri è di certo causa di squilibri e di infelicità dei figli.
Poi ci sono anche le fughe dalle responsabilità, specie tra i minori, di fronte a una paternità non cercata e questo ha dato l’alibi a noi donne di decretare per legge l’inutilità del padre.
Ciao -))
Perla
Commento di Admin | 8 Gennaio 2008
Ci sono molti uomini traditori sì, che non fanno il loro mestiere.
Poi ci sono i nuovi padri, quelli che non chiedono “parità di diritti riproduttivi” (oggi inesistenti per i maschi, come ha spiegato tra gli altri la femminista Elisabeth Badinter), i nuovi padri che non chiedono il “diritto di disconoscere i propri figli”, ma la possibilità di esercitare il dovere di assumersene la responsabilità, salvargli la vita e contribuire, sempre con la madre, alla loro educazione.
un abbraccio, (da queste parti si trovano sempre post confortanti).
Commento di Paolo | 8 Gennaio 2008