Perla Scandinava

"Non ci sono cattivi inverni ma solo cattivi vestiti"

Il referendum non è il giudizio di Dio

Lo ha affermato Massimo D’Alema in questa intervista fiume rilasciata a Macaluso sul Corriere della Sera.

Meglio fare la legge, dunque.”, sembra dedurne l’intervistatore; “Certamente, ma comunque anche in caso di referendum, il Parlamento dovrebbe intervenire.”, chiarisce a scanso di equivoci il vice premier, la cui esperienza parlamentare non possiamo mettere in dubbio.

Quindi, come dice (più o meno) il Poeta, lasciate ogni speranza oh voi, se ne avevate!

Ma chi siete voi, che riponete così tante speranze sul referendum elettorale e sui referendum (referenda non ci piace) in generale?

Forse marziani atterrati sull’art. 75 della Costituzione italiana, privi di ogni difesa immunitaria, assaliti dal miraggio che, mendacemente, vi mostra cittadini armati di inviolabile sovranità sulle leggi e sui legiferatori? O si tratta forse di un virus che scatena una febbre e un delirio riformatori e che travolge un’immancabile schiera di donne e di uomini contaggiati dallo stesso virus?

Noi una riflessione critica sui referendum l’avevamo già svolta qui, provando a ricondurre, nel nostro molto piccolo, gli eventuali lettori a una visione più concreta e reale della validità dell’istituto referendario.

Quanto Massimo D’Alema ha, senza tema di smentita, reiterato sul Corsera, è ciò che ciascun parlamentare sa fin troppo bene ma che, per ragioni le più varie, finge di ignorare, cioè che, dal primo momento della sua ideazione all’ultimo della sua approvazione, l’iniziativa referendaria è pateticamente inutile e sempre più dannosa, considerando anche le condizioni in cui versano le già dissanguate casse dello Stato.

Il dibattito confuso di queste ultime settimane, i veti incrociati, i ricatti dei piccoli partiti verso i grandi, la strumentalità di molte proposte inattuabili, la sovrapposizione di modelli mutuati dai Paesi esteri, la ridda di cifre, di aggiustamenti, di concessioni a questo o quel politico (che mai vedranno la luce del voto finale) si riproporranno tali e quali anche dopo un’ipotetica vittoria (che purtroppo non ci sarà) della campagna capeggiata dal buon prof. Giovanni Guzzetta, perché questo è il destino dei referendum, per come sono stati ridotti (interpretando lo spirito della Costituzione) dall’interventismo della Corte e da quello del Parlamento.

Immaginate, se volete, che ad aprile si vada alla consultazione popolare; fingete di non sapere che oltre il sessanta percento degli italiani non crede più allo strumento del referendum e da anni diserta i seggi elettorali, determinando la costante mancanza del quorum; autoconvincetevi che ai tre quesiti abrogativi l’ottanta percento degli Italiani risponda sì; bene, cosa pensate che succederà il giorno dopo?

Fatalmente il risultato delle urne verrà impugnato dagli Eletti che, come ci avverte Baffino D’Alema, diventerà l’ennesima base di discussione per la riforma dell’attuale legge elettorale.

Pertanto, oltre che alla proposta Veltroni, alla proposta Bianco, alla proposta Berlusconi, alle cento altre proposte individuali dei deputati e senatori, avremo anche la proposta Guzzetta!

Vale la pena quindi creare un’altro caotico ambaradan per raggiungere un tal modesto risultato?

E’ sempre avvenuto così, quando i sì hanno prevalso su importanti questioni (finanziamento pubblico ai partiti, responsabilità civile dei magistrati, riforma elettorale col sistema maggioritario, ecc.,), il Parlamento ne ha disatteso la volontà.

Ed è per questo che, in numero sempre più crescente, l’elettore non ha più tollerato che si continuasse a insultare la sua intelligenza preferendo, legittimamente, andare al mare piuttosto che a far finta di contare.

21 Gennaio 2008 - Pubblicato da Admin | Uncategorized | , , | Ancora nessun commento.