Perla Scandinava

"Non ci sono cattivi inverni ma solo cattivi vestiti"

Le urgenze di Berlusconi

“L’Italia non ha più tempo da perdere.” ha ammonito il neo Presidente del Consiglio, durante i discorsi tenuti di fronte alle due Camere.

Gli interventi, a detta di buona parte dell’opposizione, sono stati degni di grande rispetto e meritevoli di promesse di future collaborazioni.

Silvio Berlusconi, si dice, ha dimostrato di possedere doti di elasticità mentale e di essere in grado di metabolizzare gli errori, elaborare e assimilare le esperienze, sia stando all’opposizione che al governo.

Ma detto questo noi torniamo su: “L’Italia non può aspettare”, perché siamo convinti che con quell’ammonimento il Cav. abbia voluto preventivare e prefigurare all’opposizione ciò che sarà il futuro prossimo parlamentare.

In questo momento storico di transizione istituzionale e costituzionale Silvio Berlusconi scalpita e mostra tutta l’impazienza di fare, mitigata solo dalla sua inedita accondiscendenza ai rituali istituzionali ma quello che i discorsi sulla fiducia e il carattere dell’attuale capo del governo ci suggeriscono è la volontà, che sente come obbligo, di velocizzare al massimo l’attività di questo esecutivo, sacrificando e bypassando il vigente ma morente sistema bicamerale perfetto.

Noi prevediamo quindi un’attività di governo intensa, un frequente ricorrere alla decretazione d’urgenza che ridurrà gli spazi parlamentari e la funzione legislativa di Camera e Senato.

Sarà principalmente dal momento in cui maggioranza e opposizione si uniranno per varare le riforme istituzionali e costituzionali condivise che gli eletti potranno assolvere al principale compito a loro assegnato dalla Costituzione, quello di proporre e abrogare le leggi, in funzione dell’ammodernamento dello Stato.

Ad ogni modo attendiamoci proteste e lotte dure nelle aule dei palazzi della democrazia, perché, pur essendo questo il momento in cui le urgenze incalzano e le crisi debbono essere risolte nei tempi più brevi possibili, questa italiana rimane (speriamo ancora per poco) una democrazia parlamentare dai rituali lenti, dai passaggi ripetitivi, spesso inconcludenti e farraginosi.

Basteranno gli incontri a due tra il leader della maggioranza e quello dell’opposizione a limitare i conflitti che, non del tutto a torto, esploderanno tra i banchi della sinistra?

Questa mattina Giorgio Napolitano si è espresso sulla necessità e urgenza dei decreti Maroni; d’altronde approvarli sarà il suo compito e difendere le prerogative del Parlamento, anche.

Ci auguriamo che lo faccia sempre meno dai microfoni e sempre più con messaggi scritti e diretti alle Camere.

Perla

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16 maggio 2008 - Posted by | Uncategorized | , , , , ,

3 commenti

  1. E’ difficile rispondere alla richiesta delle opinioni pubbliche e rispettare desuete forme costituzionali. Siamo in un Paese la cui Costituzione promuove la prevalenza del dibattito parlamentare sull’attività di governo. Oggi, a distanza di 60 anni, non ci si può assoggettare per governare urgenze, emergenze e normalità al rituale parlamentare, ma non si può nemmeno inventare e costruire un sistema istituzionale diverso a furia di decreti legge.
    Il governo del Presidente alla lunga è una insidia e Berlusconi saprà accorgersene.
    L’esperienza dell’ultimo governo Prodi, che di fatto esautorò il Parlamento, dalla attività legislativa arrivando al limite del fraintendimento della democrazia, con il cambiare leggi attraverso documenti ministeriali, è sotto gli occhi di tutti e dovrebbe suscitare dubbi. In Aula i numeri ci sono, si può e si deve per decreto ripulire la monnezza di Napoli e ridare sicurezza al territorio e alla popolazione. Si possono aumentaree i salari e il mondo del lavoro, ma le grandi leggi, quelle con cui si vuole dare una nuova costruzione e una svolta al Paese, si portino alle Camere. Che ci sia dibattito anche duro. Fosse solo per far vedere agli italiani chi opera per il bene davvero e chi fa solo propaganda.
    fg

    Commento di Admin | 16 maggio 2008

  2. tutti questi guai non ci sarebbero stati se si fosse seguito l’idea di noi beceri presidenzialisti !

    comunque sono d’accordo con l’ admin fg,
    alcune riforme devono passare sotto un giudizio consistente del Parlamento.

    in quanto a Napolitano , che non volevo Presidente come non volevo Fini (lo so, vecchie pregiudiziali da Prima Repubblica) non invidio affatto il suo compito:

    Berlusconi ha un pragmatismo tipicamente da selfmademan che spesso è irriverente ( eufemismo) verso le prassi costituzionali,

    la Lega delle Costituzione se ne frega…..

    prima o poi gli presenteranno qualcosa che per la mentalità di Napolitano è inaccettabile : se rifiuta di firmarlo, lo delegittimano

    Commento di filomeno | 17 maggio 2008

  3. In un sistema istituzionale diverso la decretazione e l’iniziativa del governo sarebbe la norma. Dovremo però aspettare un presidenzialismo che, per nostra storia e cultura, non credo arriverà mai in forma compiuta.
    L’esperienza passata mi dice che è possibile comunque decretare, anche d’urgenza, e lasciare che il Parlamento disegni l’architettura dell’azione politica. Per fare questo bisogna avere però un disegno politico, e credo che questo governo ne sia dotato, forse stenta al momento a manifestarsi compiutamente. Perla voleva anche dire questo.
    Filomeno, grazie per il tuo interessante commento: una notazione sulla Lega. Non credo che la Lega se ne freghi della Costituzione. rappresenta pur sempre una parte di popolo che è ligio alle leggi e deve alla Costituzione repubblicana il suo benessere. Se solo la Costituzione fosse vissuta come una possibilità invece evocare e rappresentare lo Stato che imbriglia energie e desideri….

    Commento di Admin | 17 maggio 2008


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