Perla Scandinava

"Non ci sono cattivi inverni ma solo cattivi vestiti"

morire di lavoro e di improvvisazione

Morire abbracciati nel fango. Uno dopo l’altro nel fatale tentativo di salvare i compagni, nell’amore alla vita altrui più che alla propria.

“La solita tragedia. Si doveva evitare. Morti bianche come emergenza nazionale. Cordoglio e vicinanza alle famiglie. Ribellione nazionale. Applicare la legge“.

La retorica prevale sui giornali e alla tv. Poi scompare anche questa con il progressivo scivolamento della notizia in posizione secondaria. Sembra del resto che, più che ai sei sventurati che non ci sono più e alla tragedia in cui sono sprofondati loro cari, il pensiero vada alla dichiarazione di rito nel mediocre tentativo di non mancare all’appello della denuncia, del proclama, del proposito. Forse anche noi non ne siamo immuni. Ma da ore siamo come attaccati ad una idea che non vuole cedere alla retorica ne si vuole affidare ai rigori della legge o alla guerra contro il profitto e i profittatori.

Mentre arrivano i rituali gli avvisi di garanzia, ci pare che tra le cause prime di questo continuo morire sul lavoro e di lavoro ci sia la dimenticanza dell’uomo. La dimenticanza della sua dignità, di quella relazione profonda che lo lega quotidianamente al mondo. Una dimenticanza in cui prevalgono le astratte regole come meccanismo assolutorio delle responsabilità personali, dove i compiti e i tempi sono imposti e malamente accettati. Dove il lavoro non è compreso come la realizzazione o il mettere in atto la propria umanità ma come una somma di compiti utili e funzionali ai parametri organizzativi dell’Azienda o dello Stato.

Vogliamo inveve pensare al lavoro come educazione di sè, delle persone e quindi educazione alla vita nel lavoro, alla dignità propria e altrui, alla sicurezza personale e degli altri. 

Fuori dagli schemi obsoleti della denuncia e dell’impegno politicante o sindacale,  che magari si accontenterebbero dell’ennesimo convegno, ma dentro la riflessione civile, dentro la politica, di fatto nella pratica e nella legislazione. 

Si impone una continua educazione al lavoro e al rispetto dell’uomo che lavora, alla cura del capitale umano che rende possibile l’esistenza delle imprese e delle amministrazioni pubbliche. 

Qualche settimana fa è stata approvata una legge sulla sicurezza del lavoro che, nelle intenzioni demagogiche di chi l’aveva promossa, avrebbe dovuto magicamente fermare la strage quotidiana attraverso la semplice promessa di pene draconiane per i padroni malvagi.

Come se la sicurezza e la vita fossero appese al filo dei regolamenti e delle pene. Qui il padrone cattivo era lo Stato che ha lasciato soli e sprovveduti i suoi quattro dipendenti, che ha omesso educazione e formazione, che ha mandato allo sbaraglio padri e mariti in una routine di banale irresponsabilità. Accentuata dal fatto che nessuno si doveva calare nella cisterna, ma è stato fatalmente fatto, finanche pagandosi di tasca propria la scala che conduceva alla morte.

fg

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12 giugno 2008 - Posted by | Uncategorized | , ,

8 commenti

  1. Veramente bello e vero quello che dici sull’educazione al lavoro che parte dalla persona, alla vita e alla dignità di chi lavora.
    Prima ancora di una legge o delle solite frasi che sanno di muffa benchè non metto in discussione la buona fede di chi le dice. Solo che di fronte alla morte o si sta in silenzio oppure per nascondere una certa impotenza scarichiamo parole e solo parole!
    Che si creda in qualcosa o no di fronte a questo dramma come la morte di sei operai con famiglia, figli aspettative, speranze quello che prevale è solo Mistero! E allora hai centrato per me anche l’aspetto per cui l’educazione è l’aspetto fondamentale e chi educa non lascia soli i suoi “discepoli”.Qualche giorno fa ho scritto sl blog di una
    amica sul lavoro,che il problema non è solo quello de fannulloni ma prima di tutto il lavoro, citando un testo di Tischener, filosofo e uno dei primi promotori di quel grande sindacato polacco che fu Solidarnosc, “è quella forma particolare di dialogo dell’uomo con l’uomo che serve alla conservazione e allo sviluppo della vita umana…è un dialogo al servizio della vita…” (“Etica della Solidarietà”, ed. Cseo, 1981) E’ vero cara Perla, qui c’è chi pensa che la sicurezza sul lavoro si risolve con leggi e leggine e così magari ci si lava anche la “coscienza”, ed anche noi come hai ben detto,dalla solita retorica per tutte le occasioni non ne siamo immuni. Un Grande e Immenso saluto. Ciao Perla

    Commento di politicus | 12 giugno 2008

  2. Ciao fg. come stai? un saluto e grazie per il bel post!!

    Commento di politicus | 13 giugno 2008

  3. Bellissimo e vero quello che hai scritto. Anche io usero’ solo parole, ma vorrei dire che, oltre all’educazione al lavoro, c’é proprio l’educazione. L’educazione civile che fa si’ che tutti si impegnino spontaneamente, automaticamente alla sicurezza.
    Si puo’ partire dalle esercitazioni anti-incendio nelle scuole, cinture di sicurezza, casco anche per i bambini in bicicletta ( come qui da me in Canada), per far si’ che, spontaneamente gli operai della costruzione non dimentichino le norme piu’ elementari.
    Educazione severa non solo per il lavoro, ma per la conduzione di moto e auto e camion. Norme da rispettare come fermarsi agli stop e alle strisce pedonali.
    La sicurezza sul lavoro fa parte di tutta una sensibilità alla sicurezza che é molto piu’ vasta e non riguarda solo i padroni e i lavoratori, ma tutti noi.
    Poi c’é sempre l’imponderabile…
    Ciao…..

    Commento di Lontana | 13 giugno 2008

  4. Non capisco perchè definisci demagogico il decreto sulla sicurezza del lavoro… il problema è che certe leggi andrebbero fatte rispettare.
    Non si può entrare nella testa della gente, quindi devi fare delle leggi severe per chi sbaglia e farle rispettare.
    Vedrai che dopo un pò si comincerà ad avere più sicurezza sul lavoro, saranno gli stessi imprenditori a chiederlo, per evitare sanzioni pesanti… ed al lavoro si fà quello che dice chi comanda!
    Ma in italia pensiamo che sia urgente un decreto sulle intercettazioni, anziche vedere dove realmente stanno i problemi urgenti da risolvere.

    Commento di Tetsuò | 13 giugno 2008

  5. “Qualche settimana fa è stata approvata una legge sulla sicurezza del lavoro che, nelle intenzioni demagogiche di chi l’aveva promossa, avrebbe dovuto magicamente fermare la strage quotidiana attraverso la semplice promessa di pene draconiane per i padroni malvagi”

    Frase da incorniciare. E io infatti l’ho incorniciata, oltre ad aver scritto a mia volta sul nuovo Testo Unico. Complimenti, fg.

    Commento di Ismael | 13 giugno 2008

  6. @ politicus Allora a leggere Tishner siamo stati almeno in due!!
    Bisognerebbe riprendere quel libretto che svela il lavoro come educazione alla vita, e quindi il suo rispetto come rispetto profondo alle ragioni dell’uomo.

    @ ciao Lontana. stasera mi sento laconico per cui ti dico solo che è vero quello che scrivi. manca ancora quel respiro civile e prevale l’insofferenza verso norme che si ritengono estranee.

    fg

    Commento di Admin | 13 giugno 2008

  7. @ Tetsuò. Non è che si muore solo ora lavorando. Ho vissuto la mia adolescenza in una zona collinare dove l’unico lavoro era l’agricoltura e l’allevamento. Da sempre. Ne ho contati di morti, da quelli caduti dagli ulivi a quelli finiti sotto i trattori ribaltati. Tanti, nel raggio di pochi chilometri, anche un compagno di scuola. Per loro non c’era nessuna legge da far rispettare. Gli alberi erano i loro e guidavano i loro trattori, e nessun datore di lavoro con cui essere severi.
    Non lo dico solo io ma per fare qualcosa bisogna proprio entrare nella testa della gente e non affidarsi fideisticamente ai rigori della legge.

    @ Salve Ismael. ti ho letto e condivido.
    Piccola storia che dice tutto: L’altro ieri ero all’ospedale pediatrico della mia città. ci sono stato dalle otto di mattina alle 5 di pomeriggio. (Non sono io un infante ma lo è mio figlio che aveva due adenoidi di troppo, quindi gliele hanno tolte).
    Stanno rifacendo un’ala dell’ospedale, il primo piano. Zona cantiere transennata, ma non dove due operai SENZA ALCUN MEZZO DI PROTEZIONE, con tanto di cartello d’ordinanza a pochi metri, montavano un’impalcatura. di fatto si poteva entrare in ospedale dalla zona cantiere passando accanto all’impalcatura in costruzione. Dopo poche ore, erano le 13, sono ripassato sotto l’impalcatura accanto ad una carriola piena di cemento liquido che veniva issata su e presa al volo da quello che stava sopra. io e l’altro operaio ci stavamo tre metri sotto. Ecco l’ospedale è pubblico, il committente è pubblico, misure di sicurezza per sè e per gli altri zero. L’unica cosa certa era avere un pronto soccorso a dieci metri. forse all’Azienda sanitaria, al dirigente dell’ospedale, all’impresa e ai due operai questo bastava.

    Commento di Admin | 13 giugno 2008

  8. Le leggi sull sicurezza sul lavoro ci sono a cominciare dalla 626 e la 494.
    Non servono amtre leggi ed altri regolamenti e non servono controllori che le facciano applicare.

    Quello che serve è poter licenziare o sanzionare il lavoratore che se ne frega delle leggi.

    I datori di lavoro, i dirigenti dei cantieri, i capo cantieri, i preposti alla sicurezza sono tutte persone che conoscono benissimo le loro responsabilità.
    Sanno perfettamente che pagano penalmente e civilmente ogni contravvenzione alle norme sulla sicurezza.
    L’unica cosa che non hanno è l’autorità di far lavorare in modo sicuro i lavoratori. Unica arma : chiudere i cantieri.
    Capite da soli che la strada è impercorribile, nessuno si gioca investimenti e prestigio personale perchè un muratore, un elettricista o un falegname non ha voglia di mettersi uno straccio di elmetto in testa.

    Vogliamo cercare le responsabilità? Bene crechiamole tra i sindacalisti ed i giudici (di sinistra) che difendono solo soltanto e solamente il lavoratore dipendende senza mai metterlo davanti alle sue responsabilità.

    Un esempio? Come direttore ai lavori ho fatto chiudere un cantiere perchè ho trovato un’operaio che stava su una impalcatura senza la cintura di sicurezza (non esistevano cinture di sicurezza in magazzino).
    Ho fatto immediatamente denuncia al magistrato, all’USL ed a tutti gli accidenti descritti nelle leggi.
    Risultato?
    Manifestazione dei sindacati che volevano la riapertura del cantiere (poveri operai si morivano di fame).
    Il magistrato ordina la riapertura.
    Ispezione della USL.
    Tutte le attrezzature necessarie sono riconosciute a norma e si da il placet alla ripresa dei lavori.
    Apertura del cantiere.
    2 giorni dopo, faccio un controllo e trovo lo stesso operaio sulla stessa impalcatura che non aveva la cintura di sicurezza (questa volta le cinture in magazzino c’erano).
    Lo avrei strozzato con le mie mani.

    Commento di Bisquì | 26 giugno 2008


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