Perla Scandinava

"Non ci sono cattivi inverni ma solo cattivi vestiti"

Quel pasticciaccio brutto per via dell’Eluana

Il titolo del post vi appare impertinente?

Se così fosse ce ne scuseremmo prontamente, nondimeno ci appelleremmo alla vostra benevola pazienza, invitandovi a focalizzare quanto, vieppiù, di irriverente si è detto e scritto su Eluana Englaro da alcuni anni a questa parte.

L’Eluana, come da buon settentrionale Beppino Englaro chiama la figlia, si trova da sedici anni in stato di coma vegetativo.

E’ morta? E’ viva? Sembra non sia possibile stabilirlo con certezza, anche se, dovendo stare alle dichiarazioni di coloro che la considerano morta, ci verrebbe da credere che Eluana sia ben viva e vitale.

Sarà che, per educazione e per cultura, abbiamo sviluppato una forma di sano cinismo e un bisogno di protendere i nostri ragionamenti verso la purezza della logica, noi ci sentiamo in imbarazzo quando i molti iscritti al “partito” di Beppino Englaro affermano che una persona ormai morta sta, tutto considerato, provando dolore fisico e morale.

Forse costoro, in preda ad uno stile troppo gridato nel sostenere le proprie istanze, finiscono col non sentire la contraddizione insita nelle loro tesi.

Non ci pare infatti concepibile che gli assertori della morte cerebrale a cuore battente e della non vita nello stato vegetativo possano invocare l’interruzione dell’alimentazione forzata per porre fine alle torture psicologiche e fisiche di un “cadavere”, il quale, diventa quindi lecito pensare, se prova dolore, correlativamente percepisce altresì il piacere.

Ma non è su questi paradossi che vorremmo fondare le nostre riflessioni.

Innanzitutto chiariamo (se ce ne fosse ancora bisogno) che i nostri convincimenti si sintetizzano nel concetto che lo stato non può e non deve disporre della vita delle persone.

Questo vale sia come obiezione contro la pena capitale sia come affermazione del diritto di ciascuno di autodeterminare la propria morte.

Naturalmente siamo convinti sostenitori del testamento biologico e delle ragioni di tutti coloro che, quasi senza più respiro, sono costretti ad invocare il diritto di morire per liberarsi di infinite e umilianti sofferenze.

Sì quindi alla libertà di stabilire soggettivamente in prima persona il termine ultimo oltre il quale per noi la vita non vale più la pena di essere vissuta.

E, quando diciamo in prima persona, intendiamo dire che a nessuno terzo può essere concessa una delega dallo Stato in vece nostra, anche se il suo richiedente fosse nostro padre.

Eluana Englaro ha quasi quarant’ anni, era maggiorenne quando subì quel gravissimo incidente. Beppino è stato nominato suo tutore per assisterla nella malattia ma da anni si è fatto portavoce del desiderio espresso dalla figlia di non essere mai lasciata giacere in stato di coma vegetativo.

Entrando qui, se avrete la bontà di puntare il vostro cursore sul nome della bioeticista liberale Cinzia Caporale, potrete leggere ciò che esattamente pensiamo delle sentenze che danno ragione al sig. Englaro.

Bene, diamo per scontato che abbiate letto e che si possa passare alle conclusioni.

Il caso di Eluana, come argomento a sostegno della depenalizzazione dell’eutanasia e del riconoscimento del testamento biologico, è secondo noi inadeguato e persino dannoso per la causa. Creare dei precedenti basati su testimonianze, che vorrebbero suffragare una volontà di morte che mai potrà essere confermata dal malato, ci appare un’aberrazione giuridica e un pericolo per tanti malati in mano a persone animate da propositi meno idealisti di quelli di Beppino Englaro.

Un’ultima riflessione la dedichiamo a tutte quelle persone (mogli, mariti, figli o soci in affari di malati in coma da anni) condannate a loro volta a un’esistenza vegetativa.

Chi si occupa di questi casi? Dopo anni, senza aver dimenticato il loro congiunto malato, alcuni si sono rifatti una famiglia, una vita senza diritti, sospesi in un limbo (o un inferno?) di illegittimità.

Una scoperta

22 settembre 2008 - Posted by | Uncategorized | , , , , , ,

12 commenti

  1. Cause come la depenalizzazione dell’eutanasia e l’introduzione del testamento biologico vanno in effetti commisurate al riconoscimento di “quote di legittima” sulla proprietà di sé. Esagerare proibendo o liberalizzando (termine diverso da “depenalizzando” e “legalizzando”, come sai) sarebbe lesivo delle chiusure convenzionali di cui tutti i sistemi politici – a maggior ragione quelli liberali e democratici – devono munirsi. La morte, come tutti gli esiti irreversibili, non rientra nei fenomeni contrattuali come alcuni semplicisti vogliono far credere, cionondimeno il diritto alla vita non può diventare un dovere categorico.

    Commento di Ismael | 22 settembre 2008

  2. Ciao Ismael!
    Io sono per l’autodeterminazione adulta e consapevole.
    “quote di legittima”? Se il bene mi appartiene ne rivendicherei l’assoluta disponibilità.
    Ma quando si parla di vita e di morte tutte le sensibilità espresse sono degne di riflessione.
    Sono i fondamentalismi e gli esptremismi che non portano da nessuna parte.

    Perla

    Commento di Admin | 22 settembre 2008

  3. Trovo particolarmente condivisibile, tra tutte le buone argomentazioni che animano il post, quella che fa cenno al pericoloso precedente che verrebbe creato se si accettasse che a testimoniare della volontà di morte del malato fossero terzi, e non il malato stesso in prima persona. E, inutile dire, sposo al cento per cento la linea che vuole lo Stato fuori da qualsiasi decisione sulla vita delle persone.
    Bentornata!
    CJ

    Commento di Calamity Jane | 22 settembre 2008

  4. Condivido il discorso, ma mi preme sottolineare, come già fatto altrove, che in realtà la posizione dei cristiani è incomprensibile ai più, inclusi gli stessi “cristiani” (se si possono così definire, al di fuori dell’appartenenza a una Chiesa, mentre la fede è una cosa invisibile e indefinibile).
    In realtà gli stessi cristiani (quasi) non sanno che san Paolo divide l’essere umano in tre parti distinte, a differenza del materialismo e dello pseudo religiosismo. Non corpo e “anima”, ma corpo (carne), anima (o psiche, la “mente”) e spirito (o “pneuma”). Lo spirito è ineffarrabile e invisibile, e irriducibile rispetto allo spaziotempo convenzionale. Lo spirito è la parte “divina” (lo si può anche definire come la “Forza” di Star wars, se si ha paura di termini troppo clericali…) che è comunque parte dell’umanità… Se non si sa questo, è difficile che parta il dialogo e persino che si capisca ciò di cui si sta parlando tra le diverse parti culturali etc.

    Commento di paolodilautreamont | 22 settembre 2008

  5. Buongiorno CJ! 🙂
    Mi chiedo infatti cosa abbia portato dei politici liberali a cavalcare quella sentenza.

    Grazie per la lettura attenta che mi hai dedicato.

    A presto

    Perla

    Commento di Admin | 23 settembre 2008

  6. Ciao Paolo!
    E difficile trattare dello spirito quando il frastuono sovrasta la ragione, no? 🙂

    Un abbraccio

    Perla

    Commento di Admin | 23 settembre 2008

  7. quindi? oblio vegetativo per tutti coloro che non hanno lasciato una volontà scritta?
    ma poi se uno la lascia scritta quella VOLONTA’ la si esegue o si tira fuori l’argomento che “non si può sapere cosa vorrebbe fare in quel momento”?

    perchè di questo passo siamo proprio allo status attuale.
    se non intervengono complicanze si vegeta … e si vegeterà sempre più a lungo….

    ciao

    Commento di Gabbiano | 25 settembre 2008

  8. Gabbiano: se vogliamo vincere e ottenere il riconoscimento del valore legale di un testamento biologico, l’ultima cosa che dobbiamo fare è offrire il destro ai nostri avversari approvando una sentenza aberrante come quella ottenuta da Beppino Englaro.
    Sia chiaro: ritengo che sia contro ogni libertà personale dover comunque ricorrere a un funzionario statale per imporre le nostre volontà ma se questo diventa inevitabile allora che ci si concentri sulle modalità più efficaci per attuarlo, abbandonando le esultanze per una sentenza che francamente mi sconcerta.

    Ciao e grazie! 

    Perla

    Commento di Admin | 25 settembre 2008

  9. La tua é un’eccellente analisi della vicenda di Eluana. Certo, sarebbe meglio dare disposizioni in vita, in pieno possesso delle nostre facoltà, in modo che nessun parente o marito o chissàcosa, possa decidere che stiamo soffrendo troppo.
    Pero’ non é cosi’ facile fare una legge su queste cose…per esempio io non saprei cosa decidere per me stessa.Sicuramente non vorrei che si andasse in maniera troppo spiccia alle conclusioni, viste le ultimissime osservazioni scientifiche sui risvegliati dal coma irreversibile..

    Ciao Perla! 🙂

    Commento di Lontana | 25 settembre 2008

  10. ottenuta da Englaro? qualunque medico che sospendesse la terapia verrebbe accusato di omicidio. trovo che englaro voglia solo che sia riconosciuto alla luce del sole la possibilità di scegliere QUELLA STRADA….
    tutto qui…

    un caro saluto

    Commento di Gabbiano | 25 settembre 2008

  11. Lontana, io credo che il diritto di potersi opporre all’accanimento terapeutico o a un’esistenza vegetativa sia indiscutibile.

    Ciao, a presto! 🙂

    Perla

    Commento di Admin | 25 settembre 2008

  12. Gabbiano, quella sentenza è sconcertante da tutti i punti di vista, infatti non impone ma da facoltà di staccare la spina, per cui alimenta conflitti e ogni forma di discrezionalità .

    Ciao :_)

    Perla

    Commento di Admin | 25 settembre 2008


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