Perla Scandinava

"Non ci sono cattivi inverni ma solo cattivi vestiti"

Dagli al comunista Tremonti!

Abbiamo “sbobinato” e trascritto fedelissimamente buona parte dell’intervento svolto da Giulio Tremonti al convegno dei giovani di Confindustria, il 3 ottobre scorso a Capri.

Qui il video dell’intera giornata dei lavori.

Siamo partiti dalla brevissima citazione (quella autentica) di una teoria di Marx, che tanto ha infiammato le fantasie (forse un po’ pigre) di centinaia di operatori dell’informazione.

Dice Tremonti: “Marx inizia con la dottrina del valore attribuito al lavoro. Poi vengono altri ma io, non avendo particolari dignità scientifiche nel ramo, non essendo un economista, cosa che a volte aiuta, non vi racconto cosa è la dottrina del valore dopo Marx ma il valore attribuito anche ai beni capitali.

Emerge, alla fine, negli ultimi anni, una terza dottrina che è quella dello shared value, che attribuisce al cosiddetto capitalismo manageriale il potere di sterminare tanto la proprietà quanto i lavoratori, in nome di una efficienza e di una modernità che supera tutto il resto. Assorbe tutto in ragione del reddito, in ragione dell’anno, indipendentemente dai valori della storia, dalle tradizioni delle proiezioni, che sono comunque parte fondamentale del patrimonio di conoscenze del capitalismo.”

(…)

“Il nuovo mondo è stato in qualche modo affiancato e offuscato da un nuovo mondo, fatto da nuovi soggetti che sono certamente capitalistici (capitalismo finanziario). Un caso in cui a volte l’aggettivo cancella il sostantivo ma certamente se anche sono capitalistici non sono corrispondenti col vecchio sistema capitalistico e tutto il sistema dell’informazione e della responsabilità della valutazione sui risultati di un’impresa è tutto costruito sul vecchio mondo della società per azioni.”

(…)

“La finanza non è un fine ma è un mezzo, la finanza non produce ricchezza, la finanza trasferisce ricchezza.”

(…)

“Le mutazioni che sono intervenute nelle strutture del capitalismo sono tanto intense da portare in dubbio tanti degli assiomi, dei dogmi che sono stati costruiti sviluppati e consolidati negli ultimi anni. Si parla di ritorno a politiche praticate nei decenni passati (c’è un traffico librario che porta a mandare nei palazzi del potere). Si manda in cantina a tirare su i vecchi libri e i nuovi libri vengono buttati dalla finestra. Si parla di dottrine keynesiane, si parla di economia sociale di mercato e molte persone di grande intelligenza, anche in Italia, hanno messo in dubbio la validità dell’una o dell’altra formula.

Io credo che sia giusto il dubbio, credo che sia giusto porsi la domanda sull’attualità e sulla utilità dell’applicazione, tale quale, di dottrine che hanno funzionato ma non necessariamente funzionano. A noi tante volte chiedono: “Voi avete un’ideologia?” E noi rispondiamo: “La nostra ideologia è che non abbiamo ideologie.”. Noi pensiamo empiricamente. Non c’è un’ideologia che possa essere applicata nel tempo presente, comunque non una delle grandi ideologie del novecento, non il fascismo o il comunismo, che sono bruciati nel rogo delle loro tragedie, non il socialismo che è stato generosamente insufficiente per eccesso e certo non il nullismo del sessantotto, non il mercatismo degli ultimi anni.

Noi sappiamo che non abbiamo un’ideologia. Ragioniamo empiricamente caso per caso, sapendo che il criterio di fondo, non ideologico ma empirico, è: il mercato se possibile e lo stato se necessario.

(Forti applausi –ndP-) E tuttavia e tanto è cambiato il tempo che se lo avessi detto l’anno scorso non mi sarei preso l’applauso.”

Sull’economia sociale di mercato:

(…)

“Esiste il mercato ma esiste anche un apparato di regole e di principi politici e morali che trovano la forma solo nel sistema del diritto. Ecco perché io credo che sia sbagliato o limitante ridurre tutta la questione al rapporto tra stato e mercato come se ci fosse un problema di difendere il mercato dallo stato.

Gli stati non hanno la forza per aggredire il mercato, penso che abbiano semmai la capacità per salvare il mercato.”.

Questi dunque sarebbero i pensieri di un comunista?

Qualcuno qui ci legge l’apologia del marxismo?

Tutti possiamo smontare parola per parola i ragionamenti di un ministro come Tremonti ma da liberali, innanzitutto, abbiamo il diritto-dovere di verificare la veridicità delle notizie, per non cadere nella polemica basata sui falsi un po’ cialtroneschi, un genere a cui la stampa, sempre di più, ci sta costringendo.

7 ottobre 2008 - Posted by | politica | , , ,

2 commenti

  1. Stai tranquilla, che nessuno al mondo si sogna che Tremonti sia comunista, caso mai un ciarlatano. su Phastidio c’è un chiaro esempio della cialtronaggine del ministro.

    Commento di Giancarlo | 7 ottobre 2008

  2. Brava Perla!
    La crisi attuale da’ ragione a Tremonti che l’aveva prevista quando tutti gli davano del matto.
    Per alcuni in Italia é difficile staccarsi dagli schemi vedo…:-)

    Ciao…
    Lontana

    Commento di Lontana | 8 ottobre 2008


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