Perla Scandinava

"Non ci sono cattivi inverni ma solo cattivi vestiti"

La Pasqua di una volta

Pasqua

Se hai vissuto l’infanzia e l’adolescenza nella provincia degli anni sessanta, se tua madre ti obbligava alle alzatacce domenicali per andare a messa e tuo padre ti diceva “… continua a dormire che sono tutte superstizioni”, provocando seriosi anatemi da parte di lei, se il calendario della tua esistenza era cadenzato dai rintocchi del campanile, se il tuo tempo libero era vigilato dal tuo parroco, se l’oratorio era l’unico luogo dove giocare, se andavi tutti i sabati,

a confessarti, se la fila per la comunione della domenica non finiva mai, se uscendo dopo la messa sul portone della chiesa leggevi, sotto i titoli dei film in programma nei cinema: “visione per tutti”, “solo per adulti”, “esclusa per tutti (segnato!!)”, capivi che il giudizio inappellabile di Dio anche quella domenica ti vietava di andare al cinema;

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se da settimane in cucina non entrava più la carne, se rosari e via crucis erano il nutrimento quaresimale, se le pulizie della casa duravano giorni e giorni, se tutto doveva essere degno dell’arrivo del parroco che in qualunque momento e in qualunque giorno pre-pasquale sarebbe potuto entrare in casa per benedirla, se le processioni si intensificavano, se tutto ruotava intorno a quella domenica speciale che tutto monopolizzava, se ogni angolo della città era addobbata (anche la sezione del Pci) secondo fede e tradizione, se notavi il sindaco democristiano (eletto grazie alle prediche del prete) ritto in prima fila tra i banchi o nelle sfilate paesane, se ricordi queste cose sai come la chiesa di ieri guidava e condizionava la vita delle piccole e grandi comunità, prima dell’avvento della religione massmediaticizzata.

Il Papa era un nome circondato da una aurea di mistero e la sua voce ti raggiungeva con rara frequenza; poche e importanti erano le ricorrenze in cui si rivolgeva agli uomini dalla tv.

Il pulpito più autorevole era sotto il campanile della tua parrocchia e da lì la conoscenza fideistica del bene e del male ti venivano instillati nel cuore senza interferenze e mediatori muniti di telecamere.

In quella penombra, tra quei banchi e quegli odori di incenso, ciò che avveniva intorno a quell’altare era diretto solo a te, mentre oggi dal pulpito luminescente di quell’oggetto che arreda le stanze dell’appartamento giungono messaggi per la massa e, tra uno spaghetto e una velina, la predica diventa comizio e il predicatore il politico.

Cosicché ora il sacerdote parla a pochi attenti e il Papa a molti distratti che, nella rindondanza in mondovisione, non si sentono più vincolati dai vecchi precetti e se commettono peccato non sanno se lo fanno contro il catechismo o la bioetica.

Buona Pasqua ai credenti, da chi la sente con sereno distacco!

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12 aprile 2009 - Posted by | Religione

2 commenti

  1. pochi attenti e molti distratti…sicchè ardua riflessione.
    abbraccio
    M

    Commento di Maralai | 12 aprile 2009

  2. Da semplice (spero non sempliciotta) osservatrice delle cose del mondo, penso che l’uso che la chiesa fa dei massmedia non le abbia giovato e questo, paradossalmente, dovrebbe rassicurare gli anticlericali. Secondo me i cattolici si sentono molto meno condizionati nelle loro scelte divita, in fondo anche i sacerdoti li affidano alle continue “pastorali” radiotelevisive.

    Ciao M! 🙂

    Perla

    Commento di Admin | 14 aprile 2009


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