Perla Scandinava

"Non ci sono cattivi inverni ma solo cattivi vestiti"

Berlinguer ti voglio bene

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Il titolo è lo stesso di un vecchio film scritto da Roberto Benigni e qui lo riporto per rendere omaggio al primo dirigente comunista che, inconsapevolmente, diede l’avvio alla “lenta” ma inesorabile disgregazione del più grande partito comunista d’occidente.

In questi giorni ricorrono i venticinque anni dalla morte di Enrico Berlinguer e, mentre gli ex, post e neo comunisti ne commemorano la figura e la storia con grande commozione e rimpianto, la cronaca politica sta registrando il momento più basso di consensi e il cronicizzarsi di una crisi di idee e di identità che coinvolge tutte le sinistre.

Gli opinionisti, i politologi e i protagonisti di quella fase della storia del Pci si concentrano su “la questione morale”, geniale concetto salvifico e autoassolutorio coniato dal popolarissimo politico per allontanare dal partito ogni sospetto di comportamento illecito sui finanziamenti occulti di cui si cominciava a mormorare, nonostante la cortina di ferro che l’apparato del grande partito-azienda tenacemente manteneva alta e insuperabile.

Ma è del grande coraggio con cui affrontò il primo vero e doloroso distacco dal Pcus e dal Patto di Varsavia, legittimando l’ombrello NATO e progettando una nuova federazione dei partiti comunisti occidentali, rivelatasi ben presto velleitaria e fallimentare, che è utile parlare qui.

Il riferimento è all’eurocomunismo voluto fortemente da Enrico Berlinguer, progetto che ebbe vita breve ma che allentò di molto l’abbraccio protettivo di cui il Pci era circondato, quello della madre patria sovietica.

Senza più una vera e propria casa politica comune, i comunisti italiani, da sempre ideologicamente critici verso la giovane Europa unita, ne intuirono ben presto le grandi opportunità, sia logistiche che finanziarie, e l’eurocomunismo vi si insediò a partire dalle prime elezioni europee del 1979.

Per anni nei palazzi di Bruxelles e di Strasburgo crebbero le fortune dei partiti social-comunisti di parte dell’Europa, che, a spese dei contribuenti, godettero di immensi finanziamenti e splendide strutture dove prosperarono, vivendo di rendita economica e politica.

Nel 1984 Enrico Berlinguer morì in piena campagna elettorale e tanta fu la commozione suscitata tra gli elettori che molti di questi generosamente riversarono i loro voti sul Pci, facendone il più votato di quella tornata europea.

In breve tempo l’attivismo eurosocialista determinò la burocratizzazione dell’UE e quel che di liberale aveva contraddistinto la sua fondazione scomparve dai trattati comunitari, condizionati dall’impronta statalista e burocratica che le sinistre imprimevano loro negli anni.

Proprio a causa di questa esasperata burocratizzazione dell’Europa i cittadini hanno finito col disamorarsi del progetto unitario, abbandonando le urne, punendo soprattutto il conservatorismo dei partiti nati sotto il simbolo della falce e martello.

Dal punto di vista liberale a Enrico Berlinguer bisognerà riconoscere il merito di aver anticipato gli effetti della caduta del muro di Berlino e ai suoi successori di aver continuato l’opera dissolutrice dell’internazionale socialista con sede a Strasburgo e dintorni.

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12 giugno 2009 - Posted by | politica

2 commenti

  1. ancora da te per condividere anche su berlinguer, che non aveva previsto che potesse nascere franceschini. più la scossa di d’alema.
    abbraccione
    M

    Commento di Maralai | 14 giugno 2009

  2. Ehilà M.!!!
    Un altro debito che la nazione intera ha verso i sardi, no?
    Bentornatoooo 🙂

    Perla

    Commento di Admin | 14 giugno 2009


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