Perla Scandinava

"Non ci sono cattivi inverni ma solo cattivi vestiti"

La libertà è stare sopra un albero

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Mano a mano che i giorni passano i referendum del 21 giugno si vanno svuotando di senso politico e, a fine decantazione, il concentrato residuo appare molto più chiaramente in contrasto con i principi democratici e liberali a cui si proclamano aderenti i loro promotori e sostenitori.

E’ veramente difficile credere che non balzi agli occhi dei referendari il contenuto dirigista dei tre quesiti e che non vedano come non basti appellarsi al popolo per legittimare l’esito antidemocratico che questi referendum elettorali paradossalmente produrrebbero, se mai prevalessero i Sì.

Dopo anni di lunghi e tormentati processi autoriformatori, segnati da fusioni a freddo, da riprodotte frammentazioni, da scioglimenti, ricongiungimenti, separazioni per colpa, divisioni bellicose dei beni mobili e immobili e da lotte fratricide non ancora del tutto sopite, sono nati i due maggiori partiti italiani.

Il fine dei referendum è di costringere, in forza di legge, questi due soggetti politici appena costituitisi ad aggregare altri soggetti di cui non condividono origine, forma, storia e finalità, pur collaborando con essi o fingendo di farlo.

Al centro di questa vicenda si colloca Gianfranco Fini (ineccepibile presidente dei deputati), il quale ha inopinatamente sollevato un acceso dibattito tra fazioni per il solo fatto che andrà a votare; si tratta innanzitutto di un atto dovuto al ruolo istituzionale che ricopre e che anche il presidente del Senato compirà.

Ciò che lascia perplessi è però la dichiarazione di voto del presidente della Camera, se è vero come è vero che ancora non ha metabolizzato la perdita di prestigio che il ruolo di leader di AN gli assicurava; un sacrificio compiuto senza troppa convinzione sull’altare del nuovo Pdl. Secondo alcuni Fini non starebbe dando il buon esempio, visto con quanta ostentata insofferenza vive sia il partito unico sia la coalizione con la Lega.

Eppure Fini ha chiaro in mente che, a referendum vinti, la Lega e l’Idv dovrebbero teoricamente confluire nei due principali partiti o, se inosservanti, estinguersi, con buona pace di circa il venti percento degli elettori.

E’ assai stravagante l’atteggiamento della Lega, che nulla ha da temere ma che strepita fingendo di non sapere che in parlamento potrà vanificare la più che improbabile vittoria dei Sì.

E a Fini sfuggono forse le conseguenze molto poco democratiche e liberali che suoi Sì causerebbero all’autonomia decisionale dei partiti?

Per tacere del divieto a candidarsi in più collegi, una limitazione inutile che non tange minimamente il “mercato” delle candidature.

E’ noto a tutti che fin dal dopoguerra i candidati sicuri vengono scelti dalle segreterie dei partiti, secondo criteri affatto trasparenti e poco attenti al rapporto del politico con l’elettore ma, salvo eccezioni, miranti al portafoglio del prescelto. Tessere, denaro e ubbidienza erano e restano le discriminanti che più contano per guadagnarsi il seggio.

Non altri divieti urgono ma vere primarie (come tanti già invocano) che depotenzierebbero i capi bastone e ridurrebbero la distanza tra elettore ed eletto.

In chiusura una preghiera ai libertari referendari: non fate vostro l’imbarazzante concetto di libertà che un Gaber tardo sessantottino esprimeva in una vecchissima sua canzone.

In quelle strofe ogni forma di libertà è un disvalore, tranne la libertà obbligatoria di esserci e di partecipare senza se e senza ma.

E’ un testo ridicolo per chi ama profondamente la propria individualità e non accetta che la parola libertà venga svilita e ridotta a mero sinonimo di partecipazione.

La libertà, quella vera, è poter scegliere di non partecipare, di stare sopra un albero se questo ci gratifica e fare ciascuna delle azioni “riprovevoli” descritte da Gaber, senza mai sentirci in colpa, specie se abbiamo la fortuna di godere di un nostro spazio libero.

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15 giugno 2009 - Posted by | Politica italiana

4 commenti

  1. Stavo canticchiando la canzone di Gaber quando ho visto il titolo del blog. A volte le coincidenze sono incredibili. (ovviamente non centra nulla con quello che tu hai scritto

    Commento di aramis | 15 giugno 2009

  2. […] update: Sull’argomento Referendum-posizione di Fini, un bel post di analisi politica. […]

    Pingback di DestraLab » 10+10+10 | 15 giugno 2009

  3. voto si; dispettosamente. perchè allora si, quando la ricreazione sarà terminata, e che il bidello (in divisa) “ordinerà”: “tutti in classe”, che emergeranno i valori e gli uomini, ora condannati a subire la stupidità di tanta “gente” che crede di vare politica per il bene di quel Paese che vogliono in realtà spennare. Ma Perlina è molto brava, “ridotta” (ahimè, come me!) a scrivere in un fazzolettino, piccolo piccolo, di libertà, chiamato blog. che “tortura”!
    abbraccione
    M

    Commento di Maralai | 16 giugno 2009

  4. leggasi, nel mio prec. comm. “fare…”, e non “vare…”
    M

    Commento di Maralai | 16 giugno 2009


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