Perla Scandinava

"Non ci sono cattivi inverni ma solo cattivi vestiti"

E ora Fini vorrebbe sdoganare Berlusconi

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Nei primi mesi del 2006, come è noto, Gianfranco Fini era ancora il ministro degli esteri del governo Berlusconi, carica che lo aveva introdotto nelle cancellerie di molti stati. Una grande opportunità per Alleanza Nazionale, “sdoganata” in patria ma pervicacemente invisa ai politici d’oltralpe, segnatamente ai gruppi del parlamento europeo, inflessibili nel loro anacronistico pregiudizio antifascista riservato agli eletti finiani.

Il Ppe sbarrava l’accesso di An nel gruppo dove gli altri alleati di governo (FI e Udc) già da tempo erano confluiti. Di quel 2006 ci ricordiamo un episodio molto imbarazzante, a testimonianza della distanza politica che separava Fini e An dal Ppe:

“ROMA – Alleanza nazionale, per il momento, non può entrare nel Partito popolare europeo. A dirlo è lo stesso Wilfred Martens, appena confermato al vertice dell’organizzazione dal congresso di Roma. "Non credo di rivelare un segreto se dico che attualmente non c’è accordo nell’ambito del Ppe per accettare il partito dell’onorevole Fini", dice Martens durante la conferenza stampa finale. E quando gli si fa notare che il vicepremier e ministro degli Esteri fosse stato presente giovedì ai lavori del congresso replica subito: "Fini è stato presente su invito dell’Udc, di Casini e di Cesa”". Al netto della faziosità di Repubblica, il risultato è la cronaca di un episodio poco commendevole per Martens e molto umiliante per Fini.

Quello stesso Martens tre anni dopo, dal palco della Fiera di Roma, di fronte al Fini presidente della Camera, salutava la nascita del Pdl e si felicitava con Silvio Berlusconi per i grandi successi politici che un giorno la storia gli avrebbe riconosciuto e per aver condotto Alleanza Nazionale a ritrovarsi nei valori del Ppe; parole che Fini non poteva non percepire come effetto di un altro inaccettabile sdoganamento.

Questo si era consumato pochi mesi prima da quel predellino in piazza S. Babila, quando Silvio Berlusconi aveva annunciato, urbi et orbi, la fusione di Fi con An e la nascita, da lì a poco, del Popolo della libertà. Per cui, in forza di ciò, il partito finiano, senza più la “pericolosa” fiamma, moderato tra i moderati, avrebbe oltrepassato quella arcigna “dogana”, oltre la quale lo attendeva il gruppo del Ppe.

In vista del primo congresso del Pdl, parlando davanti ai delegati del suo partito, Fini tentò di strapparsi dal petto quella insulsa etichetta di “sdoganato” che per troppi anni ne aveva svilito il ruolo di leader, riducendolo a quello di mero gregario del fuoriclasse Berlusconi:

“Se oggi si compie questo atto così
solenne e significativo non è non è stato in ragione di un regalo di qualcuno. Non c´è stato nessuno sdoganamento, che è parola che non mi piace e non mi è mai piaciuta perché è relativa alle merci; non si
sdoganano le idee. Le idee o si affermano o non sono in grado di vincere la loro battaglia. E, lo possiamo dire, abbiamo avuto in questi lunghi anni la capacità di affermare quelle idee. Con umiltà, senza nessuna arroganza.”

Uno sforzo inutile, le sue idee erano state ancora una volta sdoganate dall’irruento alleato Berlusconi.

Ma di quali idee parlava Fini ai delegati presenti alla convention di fondazione del Pdl? Nel suo intervento applauditissimo egli le illustrò “senza arroganza” e, paradossalmente, non erano più quelle idee che i centristi avevano sempre giudicato troppo di destra, indubitabilmente fasciste.

In effetti il primo e ultimo leader di Alleanza Nazionale, di fronte a un pubblico osannante ma forse poco attento, presentava il suo programma ideale che scavalcava il centro destra che, passata l’euforia dei festeggiamenti, giorno dopo giorno si avvedeva di un ennesimo sdoganamento di cui Fini e la sua fondazione stavano felicemente godendo. Inizialmente fu a opera di quella sinistra laicista e radicale, (di cui anche il Pdl può vantare una minoranza interna) ma poi, è cronaca di questi giorni, il benvenuto al nuovo Fini lo ha clamorosamente lanciato tutta la sinistra, che ha festeggiato il presidente della Camera come l’ultimo grande alleato antiberlusconiano!

Il garante di tutti i deputati viene oggi sospettato di parzialità patente in favore dell’opposizione che a Montecitorio si appresta a dare battaglia sui temi cosidetti civili o bioetici; altri lo accusano di non aver speso una sillaba in difesa del suo maggiore alleato, caduto vittima del killeraggio di certa stampa sempre in agguato, pronta a distruggere la persona di Berlusconi e non tanto le idee che Berlusconi esprime.

Ma forse Fini è solo un politico illiberale che si rispecchia nella sinistra statalista e dirigista, che tutto vuole normare, financo i modi di concepire e di interrompere la vita delle persone.

E il povero cristiano democratico Wilfried Martens? Bé, oggi dovrebbe sentirsi piuttosto disorientato se, dopo aver finalmente alzato la sbarra alla destra del gruppo parlamentare, si vede invece il Fini spuntare da sinistra.

Fini è lo stesso uomo che si era battuto per il bipartitismo obbligatorio, da imporrre per legge, ricorrendo all’inutile strumento referendario e alla illiberalità dei quesiti Guzzetta, che, affermandosi, avrebbero ridotto i partiti alla stregua di aziende obbligate a fondersi tra loro (come se le idee politiche fossero automobili), pena il loro fallimento.

Ed è quello stesso Fini che, forte di nove milioni di sì, appellandosi al più vetero democraticismo, ha deciso di spaccare l’unità del neonato Pdl, ignorando i problemi veri e drammatici che assillano gli italiani e che richiedono massima concentrazione da parte di chi governa.

E’ da suicidi e non da politici seri giocare agli statisti incompresi mentre la nave rischia di affondare e già troppi nemici sparano a raffica sul “timoniere”.

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11 settembre 2009 - Posted by | Politica italiana

6 commenti

  1. il suicidio mi sembra non solo suo, purtroppo, a leggere cosa scrivono oggi i libertari che dovevano costruire il nuovo centrodestra. Sconcertata. Vale sempre la pena leggere cose intelligenti. 🙂

    thx

    Commento di destralab | 11 settembre 2009

  2. Destralab: mi sono chiesta per settimane a cosa fosse dovuta la protervia con la quale Fini e i finiani si incarognivano sul voto referendario. Infine mi sono data una risposta: volevano contarsi!
    Ed è tristemente così: quei nove milioni e mezzo di sì sono stati per loro il punto di partenza per immaginare chissà quale nuova forza politica (illiberale) da sfruttare insieme a una parte della sinistra.
    E’ di certo paradossale e contraddittorio che il paladino del bibartitismo coatto usi quel risultato e un numero indefinito di deputati (aumenterebbero col voto segreto?) per dare la spallata al “bibartitismo” attuale.

    Ciao! 🙂

    Perla

    Commento di Admin | 12 settembre 2009

  3. hanno provato a contarsi anche alle europee. In sicilia (nella mia circoscrizione si votava Strano (trombato, ultimo dopo la tua conterranea) secco, con le 3 preferenze, e BS lo sa bene.

    E poco prima con gli accordi sottobanco con Lombardo (che ha gestito personalmente Fini), sono stati i suoi uomini, Strano, poi nominato assessore regionale e l’ex coordinatore di An (Scalia) che hanno permesso l’operazione che ha fatto implodere il governo regionale in piena campagna elettorale, cara Perla. Con i risultati che sappiamo. L’ho detto in tempi non sospetti.

    Commento di destralab | 12 settembre 2009

  4. […] Condividendo lei, non si può che dire: E’ da suicidi e non da politici seri giocare agli statisti incompresi mentre la nave rischia di affondare e già troppi nemici sparano a raffica sul “timoniere”. […]

    Pingback di DestraLab » Quante volte? | 12 settembre 2009

  5. Destralab: non si può mai dare per scontato che vivere la politica dal di dentro garantisca maggiore esperienza e consapevolezza dei meccanismi che la governano, ma nel tuo caso lo si può ben affermare…

    Perla

    Commento di Admin | 12 settembre 2009

  6. […] tutte le dichiarazioni che il presidente della Camera rilascia a ogni pie’ sospinto e che stanno mettendo veramente a rischio la tenuta della maggioranza di governo non può scadere nell’attacco […]

    Pingback di Lo strabismo di Feltri « Perla Scandinava | 15 settembre 2009


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