Perla Scandinava

"Non ci sono cattivi inverni ma solo cattivi vestiti"

Fatevi avanti, niente paura!

Volo Alitalia, ultima chiamata.

Pure Roberto Colaninno ha preso il volo ma non con Alitalia.

Dopo Jean Cyril Spinetta, dopo la Klm di qualche anno fa, dopo i malcelati propositi del precedente governo Berlusconi di commissariarla, un altro manager si è arreso di fronte allo strapotere dei sindacati.

Piccola nota per chi non ricordasse il piano industriale del duo Tremonti-Maroni del governo 2001/2006, che attrasse in Alitalia nuovi capitali privati, riducendo la presenza del Tesoro nella gestione dell’azienda. Contro quel piano di salvataggio imposto dalle rigidità delle categorie e dell’opposizione, benché il piano avesse previsto anche l’adeguamento della cassa integrazione agli stipendi degli aeroportuali, si scatenarono tuttavia attacchi al governo da ogni parte e gli scioperi bloccarono il trasporto aereo per settimane. Continua a leggere

19 settembre 2008 Posted by | Uncategorized | , , , , , | 4 commenti

morire di lavoro e di improvvisazione

Morire abbracciati nel fango. Uno dopo l’altro nel fatale tentativo di salvare i compagni, nell’amore alla vita altrui più che alla propria.

“La solita tragedia. Si doveva evitare. Morti bianche come emergenza nazionale. Cordoglio e vicinanza alle famiglie. Ribellione nazionale. Applicare la legge“.

La retorica prevale sui giornali e alla tv. Poi scompare anche questa con il progressivo scivolamento della notizia in posizione secondaria. Sembra del resto che, più che ai sei sventurati che non ci sono più e alla tragedia in cui sono sprofondati loro cari, il pensiero vada alla dichiarazione di rito nel mediocre tentativo di non mancare all’appello della denuncia, del proclama, del proposito. Forse anche noi non ne siamo immuni. Ma da ore siamo come attaccati ad una idea che non vuole cedere alla retorica ne si vuole affidare ai rigori della legge o alla guerra contro il profitto e i profittatori.

Mentre arrivano i rituali gli avvisi di garanzia, ci pare che tra le cause prime di questo continuo morire sul lavoro e di lavoro ci sia la dimenticanza dell’uomo. La dimenticanza della sua dignità, di quella relazione profonda che lo lega quotidianamente al mondo. Una dimenticanza in cui prevalgono le astratte regole come meccanismo assolutorio delle responsabilità personali, dove i compiti e i tempi sono imposti e malamente accettati. Dove il lavoro non è compreso come la realizzazione o il mettere in atto la propria umanità ma come una somma di compiti utili e funzionali ai parametri organizzativi dell’Azienda o dello Stato. Continua a leggere

12 giugno 2008 Posted by | Uncategorized | , , | 8 commenti